Fondo di Garanzia PMI 2027: il rischio va gestito, il merito va premiato

La vera domanda non è quanta garanzia concedere
Nel dibattito sulla riforma del Fondo di Garanzia per le PMI prevista per il 2027, l’attenzione si concentra spesso sulle percentuali di copertura e sulle modalità di accesso allo strumento. Ma prima ancora di decidere se una garanzia debba coprire il 40%, il 60% o il 70% di un finanziamento, occorre affrontare una domanda più importante: quale modello di impresa vuole premiare lo Stato?
La risposta a questa domanda rappresenta una scelta di politica industriale prima ancora che tecnica. Ogni euro di rischio pubblico assunto dovrebbe infatti produrre un ritorno misurabile in termini di investimenti, occupazione, crescita, innovazione e competitività.
Non possiamo chiedere sostenibilità e premiare la fragilità
Negli ultimi anni alle imprese è stato chiesto un importante salto di qualità.
Le banche valutano sempre più la sostenibilità prospettica del debito, la capacità di generare flussi di cassa e la resilienza finanziaria. Allo stesso tempo, l’articolo 2086 del Codice Civile richiede agli amministratori di adottare adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per monitorare tempestivamente possibili situazioni di squilibrio.
Se questo è il modello richiesto alle imprese, appare contraddittorio costruire un sistema di garanzie che, al peggiorare del profilo di rischio, preveda automaticamente una maggiore copertura pubblica.
Il messaggio rischia di diventare paradossale: migliora governance, patrimonializzazione, pianificazione finanziaria e controllo dei rischi, ma potresti ricevere una garanzia inferiore rispetto a chi presenta un merito creditizio meno solido.
Perché il merito deve generare un vantaggio concreto
Una politica industriale efficace dovrebbe incentivare i comportamenti virtuosi.
Un’impresa che dimostra:
- Sostenibilità finanziaria: attraverso indicatori come DSCR, capacità di rimborso e generazione di cassa.
- Adeguati assetti organizzativi: con business plan, budget, controllo di gestione, forecast finanziari e monitoraggio dei rischi.
- Governance e patrimonializzazione: grazie a una struttura finanziaria equilibrata e a una gestione responsabile dell’indebitamento.
Dovrebbe poter beneficiare di una premialità concreta anche nell’accesso alle garanzie pubbliche.
Il rischio di una distorsione nell’allocazione del credito
Per comprendere il tema basta un esempio.
Immaginiamo due aziende sane che richiedono un finanziamento di pari importo. La prima presenta una probabilità di default molto contenuta, mentre la seconda ha un rating meno favorevole ma rimane comunque ammissibile al Fondo. Se la seconda ottiene una copertura significativamente superiore, la banca potrebbe essere incentivata a privilegiare l’operazione con maggiore garanzia pubblica e minore assorbimento patrimoniale.
Il risultato sarebbe paradossale: una norma nata per correggere un’inefficienza di mercato rischierebbe di creare una nuova distorsione, favorendo indirettamente le imprese meno virtuose tra quelle comunque finanziabili.
Il vero obiettivo non è il credito aggiuntivo, ma il valore generato
Il dibattito sulla riforma si concentra spesso sul concetto di “credito aggiuntivo”.
Tuttavia, il credito rappresenta soltanto uno strumento. La vera metrica dovrebbe essere il valore creato grazie all’intervento pubblico.
La domanda corretta dovrebbe essere:
Quanto valore economico e sociale viene generato per ogni euro di rischio assunto dallo Stato?
Tra gli elementi da considerare vi sono:
- investimenti realizzati;
- nuovi posti di lavoro;
- crescita dell’EBITDA;
- rafforzamento patrimoniale;
- aumento delle esportazioni;
- aggregazioni e acquisizioni;
- maggiore gettito fiscale.
Un Fondo per lo sviluppo e uno per la crisi
Premiare il merito non significa abbandonare le imprese in difficoltà.
Significa distinguere chiaramente obiettivi diversi.
- Fondo per lo sviluppo
Dedicato alle imprese sane, organizzate e orientate alla crescita, con una forte premialità per investimenti, innovazione, internazionalizzazione e operazioni di aggregazione. - Strumenti per il risanamento
Destinati alle imprese che attraversano situazioni di difficoltà ma dispongono di concrete prospettive di recupero attraverso piani di turnaround, ristrutturazione e ricapitalizzazione.
Sviluppo e salvataggio sono politiche differenti e richiedono strumenti differenti.
Adeguati assetti e merito creditizio: la sfida del 2027
La riforma del Fondo di Garanzia rappresenta un’opportunità per rafforzare la cultura finanziaria delle PMI italiane.
L’introduzione di criteri che valorizzino business plan, budget, forecasting, monitoraggio della liquidità, DSCR e adeguati assetti potrebbe contribuire a rendere il sistema produttivo più solido e competitivo.
Il messaggio agli imprenditori diventerebbe finalmente chiaro:
se migliori la qualità della tua impresa, lo Stato ti premia.
Conclusioni
La discussione sul Fondo di Garanzia PMI non dovrebbe limitarsi alle percentuali di copertura.
La questione centrale riguarda il modello di crescita che il Paese intende sostenere.
Se l’obiettivo è costruire imprese più patrimonializzate, innovative, organizzate e capaci di generare valore nel lungo periodo, allora la garanzia pubblica deve diventare uno strumento di premialità e non un meccanismo ordinario di compensazione della fragilità.
Una politica industriale responsabile deve certamente gestire il rischio e accompagnare le situazioni di difficoltà. Ma deve soprattutto creare le condizioni affinché le imprese migliori possano investire, crescere e competere. Perché il rischio va gestito, ma il merito deve essere premiato.